Setacciando in lungo e in largo la blogosfera sembra ormai netta la frattura creata dall’uscita dell’iPhone in Italia: da una parte la “setta adorante” della mela morsicata che tesse le lodi delle meraviglie tecnologiche e designologiche del gioiellino 3G, quelli che “io ho fatto la fila di notte davanti al negozio per averlo da subito” e che probabilmente comprerebbero qualsiasi cosa brandizzata con il loghino di casa Apple; dall’altra la contro-setta pronta a riportare sulla retta via della ragione gli accecati dall’aura magica di Steve Jobs, quelli che “io? L’iPhone? Mai e poi mai!” con tono sdegnoso e superbo e che si immolano ben volentieri sui forum e sui blog degli utenti di Mac e compagnia bella.
In ogni caso però il dato di fatto sembra essere uno soltanto: dai siti tematici a quelli generalisti, dai blog di nicchia a quelli che possono vantare migliaia di visite al giorno, quasi nessuno è riuscito a evitare di spendere due parole - positive o negative - sull’argomento.
Io stesso, pur abbastanza lontano da entrambe le fazioni, mi sono trovato quasi trascinato dagli eventi - ma soprattutto abbastanza basito dalle strategie “di cartello” che le due maggiori compagnie telefoniche nazionali hanno progettato e deciso di portare avanti nonostante l’evidente irritazione della base clienti - ad analizzare la situazione per ben due volte: qui e qui.
Il titolo dei due post precedenti colloca abbastanza bene il mio pensiero sull’asse descritto in precedenza, ciononostante non disdegnerei affatto il possesso del nuovo arrivato (come ben dimostra il bannerino Wikio sulla destra) se esistessero delle condizioni accettabili per averlo. Certo, se me lo regalassero non lo butterei via di certo, ma allo stato attuale della situazione non lo riterrei un buon investimento. Come sostiene Matteoqui (simpatico il finto dialogo riportato) iPhone probabilmente ora come ora non vale quello che costa, considerando anche la questione-abbonamento che fa lievitare il prezzo ben oltre il mio personale limite di spesa. E se volessi prenderlo “a prezzo pieno” adattando una SIM personale già in mio possesso? Niente da fare anche così, perché potrei incappare in situazioni paradossali come questa: anche se, a chiamarla col nome che merita, si potrebbe tranquillamente definire truffa.
Purtroppo per i consumatori ogni giorno escono delle novità sulla questione che sta infiammando il Web e il mondo della telefonia, per cui (grazie anche agli attestati di stima e ai riscontri positivi che mi sono giunti dopo la pubblicazione delle prime due parti) mi sono trovato mio malgrado “costretto” a chiudere - speriamo! - questa trilogia dell’orrore con il terzo capitolo della saga.
Mio malgrado perché sono un soddisfatto utente di questa compagnia da tanti anni, ma ciò non mi impedisce di riconoscere che lo scherzetto combinato dalla Vodafone ai nuovi utenti non abbonati di iPhone è tanto assurdo quanto deprecabile, e non ha fatto ridere nessuno. Non comprendo poi perché - da entrambe le parti, Vodafone e Tim - debbano essere proposte delle tariffe “ad personam” per l’iPhone, come se fosse un prodotto così innovativo e rivoluzionario da meritarsi di essere posto all’interno di una categoria merceologica tutta sua, creata per l’occasione e a cui viene addirittura dato il suo stesso nome - come se ci fossero da un lato i telefoni, e dall’altro l’iPhone: mentre invece, aldilà della combo touchscreen + design all’ultimo grido + colore di tendenza comprensivo di “riflesso” + angoli arrotondati (che fanno tanto 2.0) + buzz marketing ossessivo + tutto quello che gli Apple fans (non linko dove ho letto questa definizione per non riaprire vecchie polemiche ) di volta in volta presentano come tuttomoltobelloeccezionalemeravigliosoincredibilefantasticowow!, non è altro che un (bel) telefonino. Ma un bel telefonino sempre un telefonino resta, e dunque ci saremmo dovuti aspettare tariffe da telefonino e trattamenti da utenti che stanno per comprare un telefonino: e invece no, l’ignaro (a volte) utente non acquista un telefonino, acquista un iPhone. Che poi per me sarebbe la stessa cosa, ma per altri evidentemente non lo è: e potremmo star qui a discutere anni con qualche Apple-addicted, e non se ne verrebbe comunque a capo.
Ovvero, Youtube al servizio della chimica. Veramente ingegnosa questa idea di science communication progettata e realizzata da un gruppo di professori e ricercatori dell’Università di Nottingham che hanno pensato bene di creare un punto di incontro tra la tradizionale (per non dire “vecchia”) didattica cartacea e le grandi e innovative potenzialità offerte dalla comunicazione via Internet. Insegnare con i nuovi media, insomma.
Così, grazie al supporto fondamentale del video giornalista Brady Haran, è nata questa Periodic Table of Videos, una specie di tavola degli elementi in formato multimediale che si avvale in modo ampio dell’uso di video esplicativi.
La tavola degli elementi, per chi non lo sapesse, è uno schema convenzionale con il quale vengono ordinati gli atomi degli elementi chimici conosciuti sulla base del loro numero atomico. Come si vede dall’immagine, il gruppo di studiosi inglesi ha ricreato una tavola periodica che ricalca quella “tradizionale”, provvista però di collegamenti ipertestuali: ogni link permette di aprire la pagina personale dell’elemento chimico cui è associato, e in questa nuova pagina ad una breve descrizione dell’elemento (nome, simbolo e numero atomico) si accompagna un video che da una parte fornisce spiegazioni sull’elemento selezionato e dall’altra consente di visualizzarlo “all’opera” - ad esempio durante un piccolo esperimento di laboratorio o sul campo. I video sono visibili anche su Youtube nel canale dedicato.
Ultimo avvertimento, d’obbligo in questo caso: don’t try this at home!
Dunque, come ampiamente annunciato, è tornata BlogBabel e con lei la sua bella ventata di polemiche e piagnistei.
Giudizio da profano, da uno che la “vecchia” BlogBabel non ha avuto il tempo e l’accortezza di poterla vedere e testare: non mi piace, non mi ha fatto un bell’effetto quanto a prima impressione. A partire dalla grafica, con quell’accostamento di colori parecchio bruttino; per proseguire con l’organizzazione della pagina iniziale, un po’ anonima e fumosa nell’insieme; per finire con la classifica, posta in basso forse per smorzarne l’aura di divina importanza creatasi negli ultimi mesi eppure (mi ci gioco il blog) finora forse l’unica cosa che la blogosfera si sia degnata di guardare - e commentare.
Non un mio problema, questo è certo: da assoluto ignorante in materia ho provato per scherzo a cercare il mio insignificante blog e naturalmente non ho trovato nulla, scoprendo solo allora che avrei dovuto segnalarlo allo staff del servizio tramite l’apposito form (dal 21 luglio). Non so se lo farò, mi prendo il weekend per elucubrare a proposito di questa importantissima scelta editoriale
..ma nel frattempo sono stato inconsapevolmente più “fortunato” di alcune vecchie conoscenze del servizio che invano avevano chiesto di poter risultare fuori classifica e che sembra non siano state accontentate nemmeno in questa nuova versione del sito, almento per il momento: è andata un po’ meglio a Napolux
Aldilà di questo le polemiche (come peraltro ampiamente previsto) nascono come funghi, già dai primi minuti: è il caso ad esempio di questo post di Orientalia4all dove uno scatenato Marco Camisani Calzolari inaugura la stagione dei (rim)pianti con le prime accuse di parzialità alla nuova classifica blogbabeliana - e guarda caso si ritrova, dopo un giorno soltanto, ad aver scalato già oltre 400 posizioni.
Misteri di BlogBabel.
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Da quando ho avuto l’insana idea, dovuta probabilmente all’eccessivo caldo, il blog si è trasformato in una sorta di Tamagotchi 2.0: lo tengo sempre d’occhio, mi assicuro che stia bene, lo nutro come meglio posso, controllo che sia pulito (il codice, intendo!), lo cambio spesso e volentieri (sempre il codice, eh..). Tante piccole accortezze, insomma, per un costante work-in-progress; ma vediamole più in dettaglio, in un inconsueto quanto a volte necessario sbrodolamento all’insegna dell’autoreferenzialità più bieca.
Ho finalmente sistemato l’header, che inconcepibilmente non occupava tutta la larghezza del template “costringendo” il codice a replicare nel pezzettino mancante di destra una striscia di pari grandezza dell’header stesso, con relativo effetto antiestetico, in una specie di repeat-x (per chi sa di cosa sto parlando) senza repeat-x. Misteri di WordPress. Ho aggiunto anche in fretta e furia il balloon beta che fa tanto figo e duepuntozero e però è spixellato da morire e va risistemato al più presto: ma era giusto per ribadire il concetto, dato che il ribbon posto all’estrema destra non è particolarmente d’impatto.
Passando alle cose utili, ecco la presentazione ufficiale di Subscribe to Comments: visto e testato con buona soddisfazione sui blog altrui, ho pensato bene di offrire questo servizio anche ai miei (pochi ma buoni) lettori. Per chi non conoscesse questo utilissimo plugin, ecco di cosa si tratta:
Subscribe to Comments 2.1 è un plugin che consente ai commentatori di un blog di selezionare una casella prima di postare un commento e di ottenere così via e-mail delle notifiche di avviso in caso di presenza di nuovi commenti a quel singolo post
In sostanza evita di dover digitare di volta in volta il permalink del post che si è deciso di commentare (o di salvare tutto tra i preferiti del browser o sul web) per controllare la presenza di eventuali nuovi commenti dopo il proprio: difatti si riceverà un’e-mail che avvisa l’utente iscritto al servizio di ogni nuovo commento arrivato su quel determinato articolo. Eccezionale la sua integrazione con le caselle di posta elettronica GMail.
Last but not least, come si suol dire, il bel widget nero di MyBlogLog nel box azzurro di destra, fresco di giornata: a questo proposito mi scuso per la mia lentezza nell’accettare le richieste di community, ma devo ancora orientarmi bene sul funzionamento del sito e di certo l’inspiegabile visualizzazione astrusa (un misto di consonanti arabe e vocali norvegesi) di molti dei caratteri del sito non mi aiuta.
Dal cognome di McCoy Tyner, pianista di John Coltrane e in seguito ottimo solista jazz, deriva il soprannome della nuova versione di WordPress - la 2.6 (scaricabile a questo indirizzo) - rilasciata oggi a seguito dell’annuncio sul blog ufficiale della piattaforma da parte di Matt Mullenwegg, il fondatore di WordPress. Nell’occasione è stato prodotto anche un breve videotour di presentazione
Tante e molto intriganti le nuove funzionalità di WordPress 2.6
Revisione dei posti in stile Wiki con tracciamento delle modifiche effettuate
WP 2.6 permette di avere sempre sotto controllo quali cambiamenti sono stati apportati ad ogni singolo post o pagina attraverso una semplice interfaccia
Press This!, ovvero postare facilmente da ogni parte del Web
Il Press This bookmark è un nuovo strumento che si può aggiungere alla toolbar del browser e che permette di postare da ogni punto del Web un articolo sul proprio blog WordPress: per esempio sarà più facile tramite un semplice click estrarre il codice embed di un video direttamente dalla relativa pagina di Youtube, o caricare un’immagine sul blog dalla pagina originale di Flickr.
Preview dei temi: controlla il nuovo tema prima dei tuoi lettori
Da ora quando si selezionerà un tema si attiverà una finestra che mostrerà il tema prescelto con tutti i contenuti del proprio blog, in anteprima, anziché mostrarlo immediatamente a tutti i visitatori del sito: questa opportunità è importante per effettuare dei test in privato prima di compiere il definitivo cambio di tema, ed è ugualmente utile nello sviluppo di un tema nuovo di zecca per collaudarne il funzionamento senza mostrarlo preventivamente al pubblico.
Altre novità
* conteggio delle parole dei post
* migliorata la gestione dei plugin
* riorganizzato il pannello di controllo delle immagini per permetterne un più facile inserimento e ridimensionamento (ora completamente integrato con il WYSIWYG)
* riordino delle gallerie attraverso drag&drop
* avviso di update dei plugin tramite un balloon di notifica
* avatars di default personalizzabili
* upload di multimedia anche da modalità full-screen
* pubblicazione remota via XML-RPC e APP disabilitata di defalut - ma attivabile facilmente attraverso la schermata delle opzioni
* pieno supporto SSL e possibilità di “forzare” SSL per la sicurezza
* incrementata la possibilità di avere molte pagine o categorie senza problemi all’interfaccia
* possibilità di spostare il file wp-config e la cartella wp-content in una posizione personalizzata
* seleziona una serie di checkboxes con “shift-click”
* possibilità di selezionare l’uploader Flash o quello classico
* aggiunti numerosi miglioramenti della sicurezza (inclusi quelli sulle interazioni di cookie e database)
* versioni migliori e più veloci di TinyMCE, jQuery e jQuery UI
* circa 194 bug corretti
Fin dove può spingersi la satira, politica in questo caso? E’ quello che si sta chiedendo l’America dopo la pubblicazione di una controversa copertina di Barry Blitt (non certo nuovo a copertine provocatorie di questo tenore) su The New Yorker, il magazine “intellettuale” della Grande Mela: come si vede nell’ingrandimento sottostante, la vignetta raffigura il candidato democratico alla Presidenza degli Stati Uniti Barack Obama e sua moglie Michelle nel famoso Studio Ovale della Casa Bianca, vestiti da terroristi. Il contorno non è certamente meno allusivo: la bandiera americana che brucia nel camino e il ritratto di Osama Bin Laden appeso alla parete, con un copricapo identico a quello indossato da Obama.
“Offensiva e di dubbio gusto” è stata la reazione sdegnata dell’entourage di Barack Obama, e con simili parole la copertina è stata bollata anche dallo staff del senatore John McCain, candidato repubblicano e avversario di Obama nella corsa alla Casa Bianca. Il vignettista si difende sostenendo che l’illustrazione è chiaramente provocatoria, frutto semplicemente della traduzione su carta di un pregiudizio che sembra diffuso da mesi in alcuni ambienti della società americana e noto come “politica della paura”:
I think the idea that the Obamas are branded as unpatriotic [let alone as terrorists] in certain sectors is preposterous. It seemed to me that depicting the concept would show it as the fear-mongering ridiculousness that it is.
Dove si pone dunque il limite della satira, e quando essa diventa diffamazione o attacco personale?