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Kobayashi Blog
Feb
4th

Quando la vittoria è di rigore

Categorie: Calcio, Serie A | Postato da Kobayashi

Il presunto mani di Vannucchi contro l'InterL’anno 1 d.M. (dopo Moggi) poteva essere l’anno della rinascita del calcio, e invece le macerie di Calciopoli (nome squallido almeno quanto la vicenda che rappresenta) continuano ad ostacolare lo svolgimento sereno del campionato di Serie A. Errori macroscopici si susseguono partita dopo partita, e nei ritrovi delle tifoserie divampano le polemiche sulla classe arbitrale, alla quale finora non sembra aver giovato la guida sapiente di Pierluigi Collina, per molto tempo considerato il miglior arbitro del mondo. L’attuale designatore, infatti, pare non essere ancora riuscito a portare nell’ambiente quella ventata di esperienza e tranquillità che ha sempre dimostrato ai tempi della sua attività e che ci si aspettava avrebbe trasferito alla nuova, ancora inesperta e fragile compagine di fischietti nostrani.

Ma forse sta proprio qui il problema, aldilà delle tesi più o meno complottistiche che si possono reperire in giro per il Web e nei cosiddetti “salotti buoni” dell’opinionismo televisivo: questa classe arbitrale è nuova, ancora inesperta e fragile.
Nuova, perché il processo al sistema Moggi ha portato - direttamente o indirettamente - all’allontanamento di alcuni arbitri di vecchia data che sono stati sostituiti da giovani di belle speranze ma che, proprio per questo, non possono ancora dirsi pronti al palcoscenico del grande calcio.
Ancora inesperta, perché è palese che il mondo della Serie A sia tutta un’altra cosa rispetto ai campionati di serie minori a livello di pressioni, di attese, di antagonismo, di interessi in gioco.
Fragile, perché la nomea ricevuta in eredità dalla precedente gestione arbitrale pesa come un enorme macigno sulla credibilità dell’intera categoria e grava quasi totalmente sulle spalle di questo manipolo di pur volenterosi uomini che, ogni domenica, permettono con il loro complicatissimo ruolo lo svolgimento del gioco più bello del mondo.

Tre handicap di tutto rispetto che potranno essere colmati solo con il tempo, con la maturazione e con l’acquisizione di un minimo di esperienza: d’altra parte non è facile sopravvivere in un meccanismo che, al minimo errore, lo seziona e lo analizza più di un’autopsia dei RIS, con uno stile sensazionalistico degno di Sbatti il mostro in prima pagina. Certo è, però, che gli errori di ieri non hanno aiutato a stemperare le polemiche, soprattutto perché piuttosto grossolani e commessi proprio sul meccanismo di sanzionamento più delicato e difficile da valutare dell’intero repertorio calcistico: il fallo da rigore. Inoltre, visto che piove sempre sul bagnato, tutti incentrati su episodi rivelatisi poi decisivi ai fini del risultato.

A Milano, dove era di scena la capolista contro un buonissimo Empoli, si assiste al clamoroso abbaglio di Tagliavento che vede un misterioso fallo di mano su un pallone frantumatosi violentemente sulla faccia di Vannucchi; a Reggio Calabria è il Torino a beneficiare di una svista di Morganti che giudica irregolare un tocco sulla palla di Comotto su Lazetic, permettendo a Rosina di portare in vantaggio i granata; a Parma, dove il già generosissimo rigore concesso da Damato e messo a segno da Lucarelli viene fatto ripetere a causa della presenza di troppe maglie gialloblù oltre la linea dell’area (e al secondo tentativo viene fallito e “convalidato”, nonostante ancora una volta fosse evidente l’affollamento illegittimo dell’area di Coppola - stavolta di maglie nerazzurre). Senza contare che già sabato sera, nell’anticipo di Palermo, Bergonzi aveva giudicato volontario un tocco di braccio (però chiaramente messo a protezione della faccia) avvenuto in area palermitana e concesso il calcio di rigore al Livorno, poi fallito da Tavano e risultato così ininfluente per il tabellino finale.

Aldilà degli episodi, però, è il clima generale che va modificato. D’accordo, un errore può modificare il corso di una partita, ma non può scatenare una caccia all’uomo mediatica come quella a cui si assiste ormai ogni domenica sera. Soprattutto perché in tutto questo si tralasciano due aspetti fondamentali: l’arbitro è un essere umano, e in quanto tale la sua fallibilità è una possibilità che va messa in conto dall’inizio e che concorre inevitabilmente al risultato di una partita tanto quanto l’errore di un centravanti o l’indecisione di un portiere; e non si dimentichi che la velocità del calcio moderno non permette nemmeno al più preparato degli arbitri di trovarsi sempre nella posizione migliore per giudicare una situazione di gioco, mentre è infinitamente più comodo dare giudizi dopo aver rivisto ogni episodio decine di volte a velocità ridotta e avendo a disposizione l’angolazione migliore.

Se “la vittoria è di rigore”, non è detto che l’intervento che l’ha decretato sia necessariamente da ultimo uomo.


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