Lo confesso, ci sono cascato. Dopo inenarrabili pressioni psicologiche, dopo serate con amiche che non fanno altro che esaltare la bravura di Pinco o la bellezza di Pallino, dopo richieste allucinanti (”ti pregoooooo, me lo registri che non riesco a guardarlo in diretta? Ma registramelo dall’inizio, che non posso perdermene nemmeno un minuto - come se di solito registrassi i programmi da metà in poi) ho ceduto all’effetto-gregge e, galeotta una delle suddette sessioni di registrazione (rigorosamente manuali, per non rischiare la possibile ira funesta causata dall’errata programmazione del timer), mi sono soffermato su questo supposto cult della programmazione domenicale che risponde al (tendenzioso) nome di Amici di Maria de Filippi.
Sintonizzo il canale, mi assicuro la prosecuzione delle mie amicizie femminili controllando accuratamente la videocassetta, clicco finalmente il tasto REC e mi ritrovo quindi catapultato in un regime anarchico-dittatoriale travestito neanche troppo accuratamente da talent show televisivo.
Se è vero che di questi tempi la TV non se la passa granché bene, è anche vero che di programmi così malamente rattoppati non se ne vedono facilmente: questo ovviamente considerando che Buona Domenica è esclusa per principio dal mio stesso concetto di televisione.
La padrona di casa, regolarmente vestita con l’accuratezza di chi deve andare a lavorare ma non ha sentito suonare la sveglia, conduce la trasmissione come se da un momento all’altro potesse succedere di tutto: un po’ Hitler e un po’ mamma premurosa, si sforza di tenere in piedi la baracca tamponando ogni possibile imprevisto. Compito arduo il suo: da una parte c’è un regolamento che cambia in modo anche sostanziale secondo il capriccio della produzione, dall’altra quando hai in studio una Platinette imparruccata e so-tutto-io che fa il suo penoso show ogni volta che le si concede la parola la gestione del baraccone non dev’essere semplice.
Per sua fortuna c’è l’onnipresente pubblicità (di cui peraltro il programma fa quasi da semplice intermezzo, piuttosto che il contrario) a fungere da foglia di fico per le situazioni potenzialmente imbarazzanti. Poi va beh, piccolo particolare insignificante, si scopre che la diretta è così diretta da essere addirittura in differita, ed è così diretta che riescono a censurare “al volo” una parolaccia di troppo sfuggita al rigido controllo dei microfonisti: o il mio televisore rileva automaticamente le imprecazioni e le attutisce in tempo reale, o i fonici del programma sono dei tecnici di livello mondiale. I(n)soliti sospetti.
Fatto sta che tra le due opzioni la più credibile mi sembra la terza: il programma è palesemente e volutamente orientato alla polemica. La polemica che attira più telespettatori, che divide le ragazzine dello stivale in fan assatanate e pronte a scannarsi se si osa fare un commento malevolo sul proprio beniamino (nonché contribuenti, attraverso il televoto probabilmente più truccato della storia della televisione, e questo aldilà di quanto successo nella prima puntata), che fa parlare i blog e incendia i forum a tema.
In tutto questo bailamme Maria ci sguazza a meraviglia, e l’imprevisto di cui sopra è chiaramente riferito a tutto ciò che di sconveniente potrebbe capitare oltre a quello che è stato preventivamente confezionato dal gruppo degli autori: difatti ogni 5 minuti si raccomanda di non fare questo, di stare attenti a quello, e impone altre restrizioni per guidare la trasmissione sui binari predeterminati che costituiscono poi nient’altro che la scaletta ufficiosa. Pubblico e allievi non possono commentare episodi specifici né far riferimento ad essi, ma per il resto è tutto un fiorire di filmati aizzatori per alzare la tensione (non che ce ne fosse bisogno, peraltro); si può parlare al microfono solo in determinati momenti, per evitare di farsi sfuggire frasi politicamente scorrette, ma una volta chiamati in causa direttamente è permesso dire qualsiasi cosa, dal prendere in giro chi critica al non rispettare il corpo docenti.
E questo in soli 60 minuti di programma, non oso immaginare se avessi visto anche tutto il resto. Citazione finale dovuta per il personaggio più divertente del circo domenicale, l’irreprensibile Iancu Vattelapesca, che si atteggia a Gran Maestro Universale della Danza: che poi lo sarà pure, voglio dire, ma è piuttosto ridicolo quando osserva le esibizioni con l’espressione accigliata e sdegnosa da Vegeta brizzolato, stroncando uno dopo l’altro tutti gli aspiranti ballerini della scuola.
Come se Lippi avesse mandato i suoi osservatori della nazionale a visionare quei quattro scalcinati protagonisti di Campioni - Il sogno.