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Torna finalmente agli onori delle cronache la rubrica Faccio l’ultima poi smetto con un gioco sicuramente originale e divertente quanto basta a far passare più velocemente il tempo nelle tristi mattinate del lunedì, quando una nuova settimana di duro lavoro ci si affaccia davanti. Cosa c’è di meglio allora che cimentarsi con uno di quei giochini che ti incollano allo schermo facendo crollare la produttività aziendale in un battibaleno?
Proprio questo infatti sarà il risultato se ci accostiamo a Puzzle Farter, un gioco in Flash divertente e “politicamente scorretto” creato dagli sviluppatori di Pet Tomato. Di cosa si tratta? Niente di più semplice: bisogna guidare un piccolo pupazzetto dalla forma indefinita (un pesce, forse?!) da un punto all’altro dello schema di gioco, fino a farlo arrivare alla porta di uscita presente in ogni livello - quella che permette di accedere allo stage successivo. E cosa ci sarebbe di così particolare, si chiederà qualcuno?
Giusta osservazione: il fatto è che per superare gli ostacoli ed evitare i nemici si dispone di un’unica arma, da cui deriva il nome stesso del gioco. Chi mastica l’inglese avrà già capito di cosa sto parlando, mentre per tutti gli altri il magico asso nella manica del protagonista altro non è se non….gas intestinale alla massima potenza! Grazie a questa stravagante caratteristica (fin troppo evidenziata a livello sonoro e grafico!) il nostro omino sarà capace di alzarsi in volo con potenti accelerazioni o planare dolcemente al suolo dopo una partenza degna di uno Shuttle della NASA: sarà nostro compito quello di dosare con sapienza il flusso gassoso per condurre in porto ognuna delle 50 missioni in cui è strutturato il gioco.
Girovagando per Youtube ti accorgi di quanto sia diventato facile al giorno d’oggi mettersi in mostra attraverso i video pubblicati tramite questo canale: e se il più delle volte si tratta di semplice esibizionismo e voglia di apparire, ogni tanto è bello scoprire nuovi talenti che altrimenti non sarebbero facilmente emersi agli onori delle cronache (perlomeno internettiane).
E’ il caso di David Sides, pianista 24enne che di talento ne ha da vendere: ne ha venduto e ne venderà ancora, dopo che i milioni di contatti fatti registrare dalle sue esibizioni registrate e messe online hanno convinto un produttore a farlo uscire con un album a cui presto seguirà una seconda parte. The Collection - Volume I e II, questi i nomi delle due raccolte di cover ad opera del talentuoso californiano, hanno ottenuto l’una recensioni molto favorevoli su iTunes e l’altra l’aura di un successo annunciato. Il giovane pianista infatti fa rivivere con gusto e con uno stile pulito ed emozionale alcuni successi più o meno recenti del panorama musicale americano: come si può notare dai video a disposizione sul suo canale Youtube, inoltre, la sua peculiarità sta in un orecchio davvero delicato capace di reinterpretare a memoria, senza alcuno spartito, i brani del suo repertorio.
Sarà anche per questo che il suo MySpace, in poco più di un anno, ha raggiunto la ragguardevole cifra di 32.000 amici, che non è affatto poco per chi sa di cosa sto parlando.
Ad esempio si veda la sua performance in Apologize (One Republic), dove viene fuori la delicatezza con la quale le dita di David passano agili sui tasti a formare l’armoniosa melodia della canzone.
Internet for Everyone è l’ultima utopia targata USA in fatto di richieste di ampio e generalizzato accesso a Internet. InternetforEveryone.org si autodefinisce come un’iniziativa nazionale di pubblico interesse nata dalla presa di coscienza riguardo al ruolo fondamentale di Internet rispetto alla crescita e prosperità economica degli Stati Uniti.
Secondo i promotori dell’iniziativa ogni cittadino americano dovrebbe poter possedere una connessione Internet veloce, a banda larga, economicamente accessibile a tutti: questo per favorire da una parte la democrazia (dell’informazione, della comunicazione, della partecipazione alla vita pubblica) e dall’altra per consentire che attraverso il Web l’economia a stelle e strisce possa tornare ad essere trainante oltre ogni limite - grazie appunto alle potenzialità derivanti da un’altissima penetrazione del Web nella vita dei cittadini e delle organizzazioni economiche.
L’iniziativa si basa su 4 principi fondamentali: Access –> ogni casa e ogni azienda deve avere accesso ad un’infrastruttura di comunicazione ad alta velocità e di ottimo livello Choice –> ogni utente deve poter godere di una vera concorrenza sul mercato dei contenuti online e allo stesso tempo questa concorrenza deve essere presente tra gli Internet Providers fornitori di accessi ad alta velocità (per permettere prezzi più bassi e velocità più alte) Openness –> ogni utente Internet dovrebbe avere garantito il diritto alla libertà di parola e di commercio online in un mercato aperto senza discriminazioni o gatekeeper Innovation –> Internet dovrebbe continuare a creare nuovi posti di lavoro e diffondere nuove idee, fungendo così come un motore portante della crescita economica
L’iniziativa è sicuramente lodevole e l’idea che ne sta alla base è di certo apprezzabile, tuttavia esistono seri e fondati dubbi sulla sua effettiva realizzabilità. Appaiono ancora tanti e troppo grossi gli interessi economici e politici in gioco per portarla a compimento in tempi brevi, sebbene sia fuor di dubbio che un accesso generalizzato e a banda larga per tutti creerebbe enormi vantaggi: dal singolo cittadino alla grande multinazionale fino al grane apparato dell’organizzazione statale - che potrebbe snellirsi con l’avvento del digitale perdendo così quell’aura negativa di (giustificata) lentezza condita purtroppo da abbondanti sprechi.
Mi segnala Pirflex che il problema della intermittente visione della semifinale di Euro2008 tra Germania e Turchia non è stato solo della RAI ma condiviso dalle TV di tutto il mondo.
Pare infatti che il violento nubifragio che ha spazzato Vienna abbia causato dei microcali di tensione che hanno interrotto il segnale della partita che contemporaneamente si giocava a Basilea, in Svizzera: questo perché nella capitale austriaca è situato l’International Broadcast Center della UEFA, che fornisce il segnale a tutte le televisioni nazionali del mondo; le uniche emittenti ad essere risparmiate dal blackout sono state la tv svizzera, che trasmetteva tramite canali dedicati, e (parzialmente) quella tedesca, solo marginalmente interessata dalla sparizione del segnale audio/video perché presente nell’impianto svizzero con mezzi propri.
Premettendo subito che non possiedo affatto 400.000 € per eventuali querele di diffamazione, quello che vado a raccontare è semplicemente la pura e semplice - e triste - verità. Mi reco in un ufficio delle Poste Italiane per inviare una cinquantina di lettere: uno di quegli uffici nuovi, apparentemente tecnologici e avanzati, coi suoi pannelli gialli e blu sparsi ovunque e gli indicatori elettronici a parete che scandiscono (con quel fastidiosissimo suono, c’è da dire) il turno di accesso agli sportelli. Sembra tutto ordinato, nuovo, funzionante, quasi all’avanguardia. Tutta apparenza, ma questo lo scoprirò solo più tardi.
Non spaventi il numero, sono normalissime lettere da inviare con un altrettanto semplicissimo francobollo. Anzi, a dire la verità 50 francobolli, che per inciso però non ho. Potrei passare in tabaccheria, è vero, ma essendo io distante solo pochi metri dal più vicino ufficio delle poste (peraltro quello più importante e grande della città, per cui mi sento in una botte di ferro) mi immagino che sia più facile e veloce compiere direttamente tutte le operazioni in posta, in un colpo solo.
La prima cosa che stupisce dell’ufficio delle Poste è il sistema di regolazione dei turni di accesso allo sportello. Sembrerebbe troppo facile destinare ogni sportello per un singolo e determinato tipo di operazioni: così, tanto per dare all’utente/cliente la sensazione di sapere quale sarà il suo destino di lì a poco. O almeno ogni sportello assegnato ad un certo gruppo di operazioni possibili, se proprio si vuole evitare di avere personale (di quelli addetti alle operazioni meno frequenti) disoccupato per gran parte della giornata. Invece no, ad ogni sportello si può teoricamente effettuare ogni tipo di operazione, e ogni sportello può chiamare in qualsiasi momento un qualsiasi codice: di conseguenza il tuo codice (lettera+numero) che all’entrata una delle macchinette ti ha sputato in mano non sa dirti con precisione se il tuo turno è tra 5, 10 o 100 persone. Bella idea!
Sorvoliamo, è un bel pomeriggio di sole e non voglio certo farmi rovinare l’umore da queste piccolezze. Aspetto. Arriva finalmente il mio turno. L’addetto che mi servirà è già tutto un programma: sui 50-60 anni, capello lungo e scarmigliato fino alle spalle, unto che si vede a distanza, modello sale&pepe; baffo rigoglioso nero da pirata d’altri tempi, barba incolta, sorriso beffardo di uno che ne ha viste tante in vita sua e ora sa che tocca a lui prendersi la rivincita sui poveri malcapitati. Pancia d’ordinanza da birraiolo convinto, strabordato sullo schienale della sedia, leggiadro come una balena spiaggiata, ha già capito al primo sguardo che gli chiederò qualcosa d’insolito e mi aspetta al varco.
Tragicommedia all’italiana appena consumatasi su RaiUno, durante la semifinale di Euro2008 tra Germania e Turchia. Partita combattuta e ricca di occasioni da gol, sicuramente finora una delle più accese e scoppiettanti di questa competizione, eppure qualcosa sembra non funzionare: d’un tratto salta il segnale audio/video, ripristinato dopo qualche istante di terrore e nell’imbarazzo del conduttore di EuroSera Franco Lauro che si vede tornare la linea improvvisamente e non sa assolutamente che fare. Qualche scusa di rito, qualche promessa inventata sul momento e per sua fortuna si riesce a ristabilire il contatto con lo stadio. Ma il segnale salta ancora una volta, e poi un’altra ancora: è panico. Lo studio di EuroSera tenta goffamente di mettere una pezza all’incredibile situazione riproponendo i replay dei gol e improvvisando una moviola in diretta sui primi due-tre episodi che i tecnici della regia riescono a recuperare: gli ospiti non sono da meno, riuscendo a farsi paladini di ogni possibile interpretazione regolamentare sul replay di un presunto fallo al limite dell’area, pur di prendere tempo e salvare il salvabile. Franco Lauro ormai è in apnea, si guarda intorno tra l’incredulo e il disperato: sulla campanella arriva il ripristino del segnale, giusto in tempo per consentirgli di riprendere colore.
Ultimi minuti di gioco: la Germania attacca e finalmente riesce a riportarsi in vantaggio con un bel gol di Lahm, e questa volta lo spettatore di mamma Rai (un abbonato ha sempre un posto in prima fila) riesce addirittura a gustarsi l’azione in diretta e nella sua interezza. Esagerati, pure una moviola dell’azione!?! Troppa grazia, e infatti quasi non si fa in tempo a finire di ammirare il replay del 3-2 che il segnale scompare per l’ennesima volta, quella definitiva: morto e sepolto il collegamento dallo stadio (che non si riprenderà più fino alla fine del match) la linea torna ad un ormai cadaverico Lauro che però ha esaurito la scorta di scuse e dunque farfuglia qualcosa di indefinibile e si guarda intorno con l’aria di chi vorrebbe essere in un qualunque altro posto.
Tutto finito? Macché, il colpo di scena è dietro l’angolo: il gol tedesco giunge al minuto 89, proprio nel cuore pulsante della partita, e non può certo rimanere insoddisfatta la voglia dello spettatore (ma che pretese, eh!?) di sapere come andrà a finire ciò che ha cercato invano di seguire durante i precedenti 88 minuti! Sarà per questo che Marco Civoli decide di andare fino in fondo al suo dovere di bravo commentatore e opta per telefonare in studio in diretta dallo stadio per raccontare l’epilogo della partita via cellulare: è l’apoteosi della disorganizzazione ma è l’unica uscita rimasta per non cadere nel ridicolo facendo perdere all’audience all’ascolto la fine del match, così tra un boato del pubblico e l’altro il “nostro” tenta con la forza della disperazione di portare a termine la telecronaca (ormai solo radiocronaca).
Più di 100 milioni di € per vedere scene come questa? Ridateci SKY!
UPDATE 26/06: mi dicono “dalla regia” (almeno quella del blog funziona correttamente!) che la diretta è saltata sia durante il secondo gol della Germania che durante quello della Turchia - ovvero durante gli unici (pochi) minuti in cui mi sono distratto rispetto alla partita.
“A l’alta fantasia qui mancò possa;
ma già volgeva il mio disio e ‘l velle,
sì come rota ch’igualmente è mossa,
l’amor che move il sole e l’altre stelle.”
Queste le ultime parole che risuonano nell’aria, in un silenzio assoluto e quasi irreale. Poco dopo lunghi minuti di standing ovation, cinquantamila applausi che si fondono insieme ad intessere il giusto tributo per una magistrale lettura del capolavoro dantesco. E’ l’epilogo di una calda ma emozionante serata di cultura letteraria, con la splendida cornice di Prato della Valle a Padova a fare da sfondo alla declamazione degli immortali versi del più grande poeta di sempre, quel Dante Alighieri e la sua Comedìa: divina per denominazione ma anche per bellezza, esaltata dall’estasiato entusiasmo con cui ce la racconta Roberto Benigni.
Uno striscione in prima fila lo incalza con un “Grazie Maestro!”, e il comico toscano maestro lo è davvero per come si insinua agile e curioso nelle pieghe più imponderabili del XXXIII del Paradiso: l’ultimo canto dell’opera dantesca, gli estremi versi che tentano di tratteggiare l’insondabile mistero divino, le musicali rime che penetrano nell’anima aiutate dall’accorta guida di Benigni che riesce dove tanti insegnanti (veri) hanno fallito. Non è facile ottenere l’attenzione di migliaia di giovani per la spiegazione della visione dantesca di Dio, ma Benigni lo fa con uno stile vivo e appassionato che inebria lo spettatore e attira allo stesso tempo sia gli ammiratori storici del poeta fiorentino sia chi, magari per approcchi scolastici poco coinvolgenti, non si può definire un cultore della prima ora.
Giovani e anziani, bambini e famiglie, a decine di migliaia: impressionante vedere come non necessariamente uniti dalla fede (anzi!) fossero ugualmente catturati dai versi spiegati con “amore” e con una passione contagiosa che è propria solo di chi veramente ha saputo immedesimarsi nella logica sovrumana del testo poetico. Accomunati prima da una sensibile emozione nell’ascoltare di Dante e Beatrice, di San Bernardo e della Madonna, e infine della visione di Dio, cinquantamila bocche si sono rese silenziose tutto d’un tratto per assaporare una dopo l’altra le dolci terzine conclusive del Paradiso e della Divina Commedia tutta.
Grazie Roberto!
Per chi ha seguito un po’ i telegiornali negli ultimi giorni non dev’essere una grossa sorpresa, tuttavia fa interrogare l’infelice uscita del Ministro del Lavoro Sacconi che sabato, in un discorso durante la festa nazionale della CISL, si è lasciato scappare un bel “vaffa” in risposta ad una contestazione a base di fischi e rumoreggiamenti in sala - dopo una sua allusione alla “giustizia politicizzata” (sulla scia delle sempre più frequenti esternazioni in merito del Presidente del Consiglio Berlusconi) che non è piaciuta affatto ad alcuni esponenti del sindacato che seguivano la conferenza.
Pubbliche virtù e privati vizi? Non in questo caso, dato che l’insulto si è distintamente sentito in sala ed è stato prontamente registrato in un video caricato su Youtube
Si può comprendere la debolezza e il fastidio di sentirsi attaccare magari in modo anche rozzo e antipatico (nel video non si sentono le esatte parole dei contestatori, solo un rumore indistinto e dei fischi), ma da chi ricopre un ruolo pubblico - specialmente se così delicato e importante come quello di essere un ministro dello Stato italiano - ci si aspetta e si dovrebbe esigere un livello di autocontrollo e rispetto per l’opinione altrui superiore alla norma. Se non si è capaci di mantenere la calma e il rispetto in occasioni pubbliche ci si deve fare da parte; e soprattutto, almeno per la dignità personale e per mantenere un minimo di credibilità, si potrebbero evitare scuse puerili e ridicole come questa per giustificarsi, come se un microfono abbassato bastasse a stemperare la stupidità di una brutta reazione.
Stupisce inoltre che nessuno abbia preso le distanze da questo episodio, e che nessuno abbia richiesto al ministro almeno un minimo di pubbliche scuse. E’ l’Italia, baby.
…esibendo il mio bel certificato di ringraziamento per aver scaricato Firefox 3 durante il Download Day 2008 del 17 giugno, e nel frattempo stabilisco anche il record mondiale di post inutili sull’argomento nell’unità di tempo, di cui peraltro ho perso il conto (e non sarà questo l’ultimo).
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