
(dal Corriere.it)

(dal Corriere.it)
Dicono che, quando in campo artistico ci piace qualcosa nella quale non saremmo mai in grado di competere con buoni risultati, cresca l’ammirazione per chi invece in quello stesso campo riesce ad eccellere e a stupirci. E’ proprio ciò che personalmente mi succede con la musica, con il disegno e con il cinema, la settima arte. Considero poi la fotografia una sorta di declinazione tecnologica della pittura, e quindi tutto sommato un’arte anch’essa, non meno importante seppur “derivata”: ma per quanto mi cimenti ciò che alla fine ne deriva è di livello solamente discreto.
Tutto ciò non migliora di molto neanche dopo lunghe sessioni di PhotoShop o altri editor di immagini: le mie possibilità di intervenire manualmente sul prodotto fotografico sono ancora più approssimative delle capacità di scatto, e gli splendidi fotomontaggi che si possono ammirare in giro per la rete rimangono solo un sogno lontano. Si capisce allora che per quelli nelle mie condizioni la scoperta di un’applicazione Web (peraltro gratuita, veloce e non richiede alcuna registrazione) come PhotoFunia apre un mondo tutto nuovo, con il rischio di passare intere ore a provare e riprovare le tante combinazioni disponibili che si possono ottenere in poche semplici mosse. Provo l’ultima poi smetto, e invece l’ultima diventa man mano la penultima, la terzultima e così via.
In sostanza PhotoFunia, utilizzando una tecnologia denominata face detection, a partire da un’immagine caricata dal proprio PC - massimo 500kb e in formato jpg, gif o png - permette di estrapolare automaticamente la faccia presente nella foto e di collocarla (sempre automaticamente) in posizioni predeterminate in uno dei 45 diversi contesti disponibili: dall’affissione pubblicitaria al quadro dell’ufficio di Putin, dalla maglietta di Angelina Jolie alla prima pagina di un quotidiano, dallo schermo di un vecchio televisore alla sala di un museo, dalla copertina di Vogue alla foto nelle mani di Paris Hilton. Nel caso dovessimo caricare una fotografia senza alcuna faccia, il software collocherà l’intera immagine nello spazio predefinito per il fotomontaggio tentando di adattarlo il più possibile alle dimensioni disponibili.
Per concludere: una volta soddisfatti della nuova creazione digitale è possibile salvare il risultato sul proprio PC (come immagine standard oppure come avatar) o caricarlo direttamente su ImageShack.

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Fin dove può spingersi la satira, politica in questo caso? E’ quello che si sta chiedendo l’America dopo la pubblicazione di una controversa copertina di Barry Blitt (non certo nuovo a copertine provocatorie di questo tenore) su The New Yorker, il magazine “intellettuale” della Grande Mela: come si vede nell’ingrandimento sottostante, la vignetta raffigura il candidato democratico alla Presidenza degli Stati Uniti Barack Obama e sua moglie Michelle nel famoso Studio Ovale della Casa Bianca, vestiti da terroristi. Il contorno non è certamente meno allusivo: la bandiera americana che brucia nel camino e il ritratto di Osama Bin Laden appeso alla parete, con un copricapo identico a quello indossato da Obama.
“Offensiva e di dubbio gusto” è stata la reazione sdegnata dell’entourage di Barack Obama, e con simili parole la copertina è stata bollata anche dallo staff del senatore John McCain, candidato repubblicano e avversario di Obama nella corsa alla Casa Bianca. Il vignettista si difende sostenendo che l’illustrazione è chiaramente provocatoria, frutto semplicemente della traduzione su carta di un pregiudizio che sembra diffuso da mesi in alcuni ambienti della società americana e noto come “politica della paura”:
I think the idea that the Obamas are branded as unpatriotic [let alone as terrorists] in certain sectors is preposterous. It seemed to me that depicting the concept would show it as the fear-mongering ridiculousness that it is.

Dove si pone dunque il limite della satira, e quando essa diventa diffamazione o attacco personale?

Un bel post demagogico, ecco cosa ci vuole!
Quante volte ci si sente persi di fronte all’enorme vastità del cosiddetto Web 2.0? Ogni giorno nascono decine di servizi online per gli usi più disparati, le applicazioni di social networking spuntano come funghi e si contendono le grazie della blogosfera e più in generale della comunità mondiale degli utenti della Rete. Tante sono le directory che giornalmente tentano di mettere un po’ d’ordine nel mare magnum della socialità internettiana, ma nessuno prima d’ora aveva tentato un esperimento grafico di questa portata: riunire 1001 loghi di siti del Web 2.0 in un unico enorme mosaico, ovvero ciò che è venuto in mente a quelli di appappeal.com quando hanno dato vita a Map of the World 2.0!

L’immenso mosaico è composto per l’appunto da poco più di mille mini-tesserine che unite insieme vanno a formare una sorta di mappamondo. Ciascuna di esse rappresenta il logo di un servizio 2.0 più o meno famoso: da Youtube a Wikio, da Facebook a Last FM, da Jaiku a Deviant Art, fino ai servizi meno conosciuti; ce n’è davvero per tutti i gusti. Al passaggio del mouse su una delle tesserine appare un ingrandimento (cliccabile al pari della tesserina a grandezza originale) del logo su cui abbiamo collocato il nostro puntatore, con un link che rimanda alla homepage del servizio 2.0 che stiamo visualizzando.



…esibendo il mio bel certificato di ringraziamento per aver scaricato Firefox 3 durante il Download Day 2008 del 17 giugno, e nel frattempo stabilisco anche il record mondiale di post inutili sull’argomento nell’unità di tempo, di cui peraltro ho perso il conto (e non sarà questo l’ultimo).

Mi stupisco sempre di più nel veder nascere giorno dopo giorno generatori di ogni tipo che vengono ideati e caricati in Internet a disposizione di tutti: alcuni in effetti sono utili dato che permettono operazioni (per lo più grafiche) in sequenza con un semplice click, altri risultano semplicemente strampalati o divertenti.
Il caso di JigSaw Planet Puzzle Generator è decisamente il secondo: si tratta di un generatore di puzzle online senza particolari finalità se non quella di intrattenerci per qualche tempo alla ricerca della soluzione del rompicapo. Il generatore consente, a partire da un file in formato jpg caricato dal proprio computer, di creare un puzzle personalizzato decidendo in quanti pezzi (e quale forma essi dovranno assumere) scomporre l’immagine prescelta per formare il puzzle finale (in figura il pannello di configurazione delle opzioni). Il puzzle creato può essere inviato via mail o linkato nel proprio sito/blog.

Il gioco è sviluppato in Java e prevede tre possibili modalità di gioco dalla difficoltà decrescente: quella di default è rappresentata dalla tradizionale prassi di andare “per tentativi”, un po’ alla cieca, senza alcun aiuto se non il ricordo dell’immagine caricata; la modalità Image, nella quale viene aperta a fianco del piano di gioco una piccola finestrella contenente la riproduzione in miniatura dell’immagine-puzzle da ricomporre; infine la modalità Ghost, nella quale viene mostrata in trasparenza l’immagine-puzzle da ricomporre a grandezza naturale, facilitando di molto il compito del giocatore. La correttezza degli incastri è garantita da un contatore posto in basso al centro, che dopo ogni abbinamento corretto provvede a mostrare all’utente il grado di avanzamento (in percentuale) rispetto al completamento dell’intero puzzle.
Per provare immediatamente questo simpatico tool senza configurare alcunché metto a disposizione un semplice puzzle che ho creato (20 pezzi di forma tradizionale) ricavandolo da una divertente immagine di Stewie Griffin. Una volta terminato il puzzle un popup ci informerà del tempo impiegato per completare il gioco: chi riuscirà, senza barare (!), a risolverlo entro un minuto e mezzo in modalità tradizionale?
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