Fin dove può spingersi la satira, politica in questo caso? E’ quello che si sta chiedendo l’America dopo la pubblicazione di una controversa copertina di Barry Blitt (non certo nuovo a copertine provocatorie di questo tenore) su The New Yorker, il magazine “intellettuale” della Grande Mela: come si vede nell’ingrandimento sottostante, la vignetta raffigura il candidato democratico alla Presidenza degli Stati Uniti Barack Obama e sua moglie Michelle nel famoso Studio Ovale della Casa Bianca, vestiti da terroristi. Il contorno non è certamente meno allusivo: la bandiera americana che brucia nel camino e il ritratto di Osama Bin Laden appeso alla parete, con un copricapo identico a quello indossato da Obama.
“Offensiva e di dubbio gusto” è stata la reazione sdegnata dell’entourage di Barack Obama, e con simili parole la copertina è stata bollata anche dallo staff del senatore John McCain, candidato repubblicano e avversario di Obama nella corsa alla Casa Bianca. Il vignettista si difende sostenendo che l’illustrazione è chiaramente provocatoria, frutto semplicemente della traduzione su carta di un pregiudizio che sembra diffuso da mesi in alcuni ambienti della società americana e noto come “politica della paura”:
I think the idea that the Obamas are branded as unpatriotic [let alone as terrorists] in certain sectors is preposterous. It seemed to me that depicting the concept would show it as the fear-mongering ridiculousness that it is.
Dove si pone dunque il limite della satira, e quando essa diventa diffamazione o attacco personale?
E’ di qualche giorno fa la notizia del New York Times secondo la quale la Associated Press, una delle agenzie di stampa internazionali più famose del mondo, starebbe pensando ad una serie di linee-guida per regolamentare le citazioni gratuite (dunque per evitare la violazione di copyright e le conseguenti vie legali) dei suoi dispacci e delle sue news operate sistematicamente da parte del mondo dei blog e delle piccole testate online: a volte poche righe, a volte il semplice screenshot di un titolo, altre volte l’intero articolo. Spesso senza cognizione di sorta, c’è da dire, oppure senza citare la fonte, mancando così di riconoscere il lavoro (sacrosanto) che c’è dietro.
Per tale motivo l’agenza di stampa americana ha deciso di porre un freno a questi utilizzi non autorizzati, che fino a questo momento procedevano secondo la regola del fair use: si tratta di una clausola contenuta nel Copyright Act statunitense che “stabilisce la lecita citazione non autorizzata o l’incorporazione di materiale protetto da copyright nell’opera di un altro autore, sotto alcune condizioni” (fonte: Wikipedia). In particolare sembra esserci nell’aria un tentativo di regolarizzare le citazioni anche (eventualmente) a livello monetario, cosa che ha ulteriormente fatto scattare il campanello d’allarme dei blogger di mezzo mondo, già pronti a gridare alla censura con somma indignazione e aizzati ancora di più dalle notizie incontrollate che parlavano di “citazioni a pagamento” se più lunghe di un certo numero di parole.
L’obiettivo di Associated Press vorrebbe essere quello di limitare da una parte l’infrazione delle regole del fair use che fin qui hanno regolato la “fragile armonia” nel rapporto tra l’agenzia di stampa e il mondo blogger, e dall’altra quello di continuare a consentire ai blogger onesti di poter usufruire di brevi citazioni dai propri articoli per dare inizio a spunti di discussione e commenti. Non è d’accordo però TechCrunch, il gigante USA che raccoglie l’indice delle maggiori compagnie e prodotti Internet: in un tagliente articolo annuncia la sua nuova politica sugli articoli di AP.org, politica che si può riassumere in una sorta di boicottaggio dopo la decisione di quest’ultima di intimare al sito Drudge Retort la rimozione di 7 articoli per violazione della regola del fair use.
Ecco la posizione di TechCrunch:
So here’s our new policy on A.P. stories: they don’t exist. We don’t see them, we don’t quote them, we don’t link to them. They’re banned until they abandon this new strategy, and I encourage others to do the same until they back down from these ridiculous attempts to stop the spread of information around the Internet.
Niente più link né citazioni di articoli AP, e un invito agli altri blogger a mettere anch’essi in pratica la stessa iniziativa di protesta per cercare di far sentire la propria voce contro un presunto tentativo di stoppare la circolazione di informazioni su Internet. Il solito vecchio dilemma: copyright o libera circolazione? L’unica cosa certa è che, a meno di un’improbabile mobilitazione generale, questo boicottaggio farà danni limitati: impensabile credere di sgretolare da soli la decisione di AssociatedPress, forte peraltro di più di 1500 testate nazionali e internazionali di primissimo livello al seguito.
Girovagando per Youtube ti accorgi di quanto sia diventato facile al giorno d’oggi mettersi in mostra attraverso i video pubblicati tramite questo canale: e se il più delle volte si tratta di semplice esibizionismo e voglia di apparire, ogni tanto è bello scoprire nuovi talenti che altrimenti non sarebbero facilmente emersi agli onori delle cronache (perlomeno internettiane).
E’ il caso di David Sides, pianista 24enne che di talento ne ha da vendere: ne ha venduto e ne venderà ancora, dopo che i milioni di contatti fatti registrare dalle sue esibizioni registrate e messe online hanno convinto un produttore a farlo uscire con un album a cui presto seguirà una seconda parte. The Collection - Volume I e II, questi i nomi delle due raccolte di cover ad opera del talentuoso californiano, hanno ottenuto l’una recensioni molto favorevoli su iTunes e l’altra l’aura di un successo annunciato. Il giovane pianista infatti fa rivivere con gusto e con uno stile pulito ed emozionale alcuni successi più o meno recenti del panorama musicale americano: come si può notare dai video a disposizione sul suo canale Youtube, inoltre, la sua peculiarità sta in un orecchio davvero delicato capace di reinterpretare a memoria, senza alcuno spartito, i brani del suo repertorio.
Sarà anche per questo che il suo MySpace, in poco più di un anno, ha raggiunto la ragguardevole cifra di 32.000 amici, che non è affatto poco per chi sa di cosa sto parlando.
Ad esempio si veda la sua performance in Apologize (One Republic), dove viene fuori la delicatezza con la quale le dita di David passano agili sui tasti a formare l’armoniosa melodia della canzone.
Internet for Everyone è l’ultima utopia targata USA in fatto di richieste di ampio e generalizzato accesso a Internet. InternetforEveryone.org si autodefinisce come un’iniziativa nazionale di pubblico interesse nata dalla presa di coscienza riguardo al ruolo fondamentale di Internet rispetto alla crescita e prosperità economica degli Stati Uniti.
Secondo i promotori dell’iniziativa ogni cittadino americano dovrebbe poter possedere una connessione Internet veloce, a banda larga, economicamente accessibile a tutti: questo per favorire da una parte la democrazia (dell’informazione, della comunicazione, della partecipazione alla vita pubblica) e dall’altra per consentire che attraverso il Web l’economia a stelle e strisce possa tornare ad essere trainante oltre ogni limite - grazie appunto alle potenzialità derivanti da un’altissima penetrazione del Web nella vita dei cittadini e delle organizzazioni economiche.
L’iniziativa si basa su 4 principi fondamentali: Access –> ogni casa e ogni azienda deve avere accesso ad un’infrastruttura di comunicazione ad alta velocità e di ottimo livello Choice –> ogni utente deve poter godere di una vera concorrenza sul mercato dei contenuti online e allo stesso tempo questa concorrenza deve essere presente tra gli Internet Providers fornitori di accessi ad alta velocità (per permettere prezzi più bassi e velocità più alte) Openness –> ogni utente Internet dovrebbe avere garantito il diritto alla libertà di parola e di commercio online in un mercato aperto senza discriminazioni o gatekeeper Innovation –> Internet dovrebbe continuare a creare nuovi posti di lavoro e diffondere nuove idee, fungendo così come un motore portante della crescita economica
L’iniziativa è sicuramente lodevole e l’idea che ne sta alla base è di certo apprezzabile, tuttavia esistono seri e fondati dubbi sulla sua effettiva realizzabilità. Appaiono ancora tanti e troppo grossi gli interessi economici e politici in gioco per portarla a compimento in tempi brevi, sebbene sia fuor di dubbio che un accesso generalizzato e a banda larga per tutti creerebbe enormi vantaggi: dal singolo cittadino alla grande multinazionale fino al grane apparato dell’organizzazione statale - che potrebbe snellirsi con l’avvento del digitale perdendo così quell’aura negativa di (giustificata) lentezza condita purtroppo da abbondanti sprechi.
Per la serie “quando i videogiochi prendono spunto dalla realtà”, ecco scovato nei meandri della rete Habitat67, un complesso edilizio che pare ideato da un fedele appassionato di Q*Bert, uno storico videogames del passato: tuttavia semmai si può sostenere il contrario, dato che il gioco della Gottlieb è datato 1982, mentre come si può facilmente intuire dal nome il bizzarro agglomerato di edifici (incastonati tra di loro quasi come un tetris mal congegnato, sempre per restare in tema videoludico) ha una quindicina di anni in più. Progettato dall’architetto israelo-canadese Moshe Safdie, il complesso è stato selezionato per la realizzazione nell’ambito della World Exhibition del 1967 ospitata da Montreal, in Canada.
Dobbiamo aspettarci cose simili anche per l’Expo di Milano del 2015?!
Quante volte è capitato di dover recuperare le prime pagine di alcuni giornali per mettere insieme una più o meno professionale rassegna stampa? Chi ci è passato sa quanto tempo e quante energie sono necessarie, e quanti problemi si devono affrontare per giungere al termine di questa pseudo-mission impossible. Ritardi nei siti ufficiali, broken links, miniature troppo piccole per essere lette e per di più sprovviste di una corrispondente versione ingrandita.
Ma Internet, ancora una volta, viene in nostro aiuto: non ringrazieremo mai abbastanza wiki(Tim Berners-Lee) per aver reso (indirettamente) possibile la nascita di Today’s Front Pages, un servizio completamente gratutito di Newseumche ogni giorno si occupa di raccogliere e catalogare le prime pagine di 550 giornali da tutto il mondo. Già, perché limitarsi solo a quelli italiani, quando grazie a Newseum possiamo creare virtualmente una rassegna stampa di livello mondiale?
Come dice il nome stesso, Newseum è una sorta di vero e proprio museo dell’informazione online, che si aggiorna quotidianamente e automaticamente; ogni front page può essere letta direttamente sul Web, stampata su carta o scaricata liberamente in formato jpg o PDF. Non solo: grazie alla comoda mappa mondiale è possibile ricercare i quotidiani disponibili effettuando scansioni a seconda delle zone geografiche di riferimento; inoltre, cliccando sul quotidiano prescelto, apparirà la prima pagina relativa nel box sulla destra (vedi figura sotto).
Forse è il caso, aldilà del risultato delle elezioni, di interrogarsi seriamente e senza faziosità politiche su come appariamo agli altri dall’esterno.
Solo martedì scorso, 11 marzo, un rapporto del Dipartimento di Stato americano annunciava (foto Corriere.it) una svolta quasi epocale nel settore dei diritti umani:
Quando si dice il tempismo… si vede che la Cina ci tiene molto a quella classifica.
Rappresenta il sogno di ogni giovane calciatore, potersi esibire nei grandi stadi del calcio internazionale. Se non proprio come giocatore di una titolata squadra da Champions League, che non è proprio una cosa alla portata di tutti, molti si accontenterebbero anche solo di tirare due calci al pallone con gli amici di sempre, immersi in un contesto magico come può esserlo quello di un palcoscenico calcistico così strabiliante.
Se queste sono le premesse, allora, stupisce e fa sognare la proposta del Barcellona di concedere (dopo la fine del campionato spagnolo) la possibilità di “affittare” per un giorno il mitico Camp Nou, lo stadio della prima squadra catalana: un catino da 100.000 posti a sedere completamente a disposizione per una partita da sogno, comprensiva di ogni possibile optional. Certo, anche questo sogno non è esattamente alla portata di tutti: si parte infatti da una base di contrattazione di 40mila € a partita, che non sono propriamente bruscolini, per la proposta standard. Ma vuoi mettere solcare la fascia destra come Messi, calciare le punizioni con l’ottica di Ronaldinho, volare via in velocità sulla stessa erba calcata da Henry, insaccare la palla in rete come il migliore Eto’o o difendere la porta blaugrana come se si fosse al posto di Valdes?
La quota base comprende l’iscrizione di un massimo di 35 partecipanti ai quali viene fornita una muta completa di gioco del Barcellona FC, personalizzata per l’occasione. Ad essi viene data la possibilità di disputare una regolamentare partita di 90′ sul terreno dello stadio catalano, comprensiva di speaker per annunciare le formazioni in campo e di un vero arbitro per aministrare tutte le fasi di gioco. Alla tradizionale foto ricordo e all’attestato commemorativo, come in tutti i servizi super-lusso che si rispettino, si possono inoltre associare numerosi optional extra per rendere ancora più vera (e costosa!) la sensazione di ufficialità dell’evento: dal noleggio del pullman blaugrana per il tragitto fino allo stadio (+800 €) alla possibilità di disputare la gara in notturna (+2800 €), fino alla ripresa televisiva dell’intera gara con attrezzature professionali (con la successiva produzione del DVD della partita, al modico sovrapprezzo di 6000 €).
Per chi si può permettere tutto questo, sarà un vero sogno di una notte di mezza estate.
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