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Kobayashi Blog
Giu
25th

Rai, di tutto di più.

Postato da Kobayashi in: TV | 4 Commenti

Tragicommedia all’italiana appena consumatasi su RaiUno, durante la semifinale di Euro2008 tra Germania e Turchia. Partita combattuta e ricca di occasioni da gol, sicuramente finora una delle più accese e scoppiettanti di questa competizione, eppure qualcosa sembra non funzionare: d’un tratto salta il segnale audio/video, ripristinato dopo qualche istante di terrore e nell’imbarazzo del conduttore di EuroSera Franco Lauro che si vede tornare la linea improvvisamente e non sa assolutamente che fare. Qualche scusa di rito, qualche promessa inventata sul momento e per sua fortuna si riesce a ristabilire il contatto con lo stadio. Ma il segnale salta ancora una volta, e poi un’altra ancora: è panico. Lo studio di EuroSera tenta goffamente di mettere una pezza all’incredibile situazione riproponendo i replay dei gol e improvvisando una moviola in diretta sui primi due-tre episodi che i tecnici della regia riescono a recuperare: gli ospiti non sono da meno, riuscendo a farsi paladini di ogni possibile interpretazione regolamentare sul replay di un presunto fallo al limite dell’area, pur di prendere tempo e salvare il salvabile. Franco Lauro ormai è in apnea, si guarda intorno tra l’incredulo e il disperato: sulla campanella arriva il ripristino del segnale, giusto in tempo per consentirgli di riprendere colore.

Ultimi minuti di gioco: la Germania attacca e finalmente riesce a riportarsi in vantaggio con un bel gol di Lahm, e questa volta lo spettatore di mamma Rai (un abbonato ha sempre un posto in prima fila) riesce addirittura a gustarsi l’azione in diretta e nella sua interezza. Esagerati, pure una moviola dell’azione!?! Troppa grazia, e infatti quasi non si fa in tempo a finire di ammirare il replay del 3-2 che il segnale scompare per l’ennesima volta, quella definitiva: morto e sepolto il collegamento dallo stadio (che non si riprenderà più fino alla fine del match) la linea torna ad un ormai cadaverico Lauro che però ha esaurito la scorta di scuse e dunque farfuglia qualcosa di indefinibile e si guarda intorno con l’aria di chi vorrebbe essere in un qualunque altro posto.

Tutto finito? Macché, il colpo di scena è dietro l’angolo: il gol tedesco giunge al minuto 89, proprio nel cuore pulsante della partita, e non può certo rimanere insoddisfatta la voglia dello spettatore (ma che pretese, eh!?) di sapere come andrà a finire ciò che ha cercato invano di seguire durante i precedenti 88 minuti! Sarà per questo che Marco Civoli decide di andare fino in fondo al suo dovere di bravo commentatore e opta per telefonare in studio in diretta dallo stadio per raccontare l’epilogo della partita via cellulare: è l’apoteosi della disorganizzazione ma è l’unica uscita rimasta per non cadere nel ridicolo facendo perdere all’audience all’ascolto la fine del match, così tra un boato del pubblico e l’altro il “nostro” tenta con la forza della disperazione di portare a termine la telecronaca (ormai solo radiocronaca).

Più di 100 milioni di € per vedere scene come questa? Ridateci SKY!

UPDATE 26/06: mi dicono “dalla regia” (almeno quella del blog funziona correttamente!) che la diretta è saltata sia durante il secondo gol della Germania che durante quello della Turchia - ovvero durante gli unici (pochi) minuti in cui mi sono distratto rispetto alla partita.

Giu
17th

“Il momento della verità”, l’ultima frontiera del trash in TV

Postato da Kobayashi in: TV, Video | 2 Commenti

Nessun altro titolo renderebbe meglio il concetto quando si parla di Il momento della verità, nuovo game-show di Italia 1 che spinge ancora più in là, come se ce ne fosse bisogno, il confine ultimo del trash televisivo. Per deontologia non-professionale devo ammettere che non ho potuto assistere a questa prelibata novità del palinsesto Mediaset in diretta (o meglio: nel giorno della puntata pilota - lunga vita agli Europei di calcio!), ma ho dovuto ripiegare su alcuni spezzoni disponibili sul sempre utile Youtube.

La formula del programma è semplice quando audace: prima del programma un concorrente risponde a circa 200 domande del tipo vero/falso, spesso molto intime e socialmente indesiderabili (insomma, le classiche domande che non ci si vorrebbe mai sentir rivolgere) sottoponendosi allo stesso tempo ad una specie di macchina della verità (la stessa in uso all’FBI, dicono) i cui responsi non sono rivelati al concorrente - o almeno questo è quello che cercano di farci credere. Da queste 200 domande la redazione ne seleziona 21 da riproporre in puntata, alle quali il concorrente deve rispondere onestamente per guadagnare man mano un montepremi crescente (con alcuni checkpoint in stile Chi vuol essere milionario): alla prima risposta non veritiera (sempre secondo la fantomatica “macchina della verità”) il concorrente perde tutto quello che aveva accumulato fino a quel momento e torna a casa con l’importo dell’ultimo checkpoint raggiunto. A peggiorare la situazione si aggiunge la presenza in studio di genitori, parenti, amici ed eventuali fidanzati/e, le cui attese e reazioni sono ben sottolineate da inquadrature insistenti: a loro è data la possibilità, una e una sola volta, di bloccare una domanda particolarmente imbarazzante (e la scelta è ardua, assicuro) per permettere al loro caro di proseguire indenne la manche di gioco.

E chi mai poteva essere al timone di questa amenità pseudo-voyeuristica se non lei, Paola Perego? La regina del trash domenicale con il suo Buona Domenica (RIP, ndK) sembra a suo agio nella parte della conduttrice bastone-e-carota, pronta ad incalzare il concorrente stuzzicandolo sulle domande più infide.

Preso nel suo complesso, a prima vista Il momento della verità appare come una “Corazzata Kotiomkin” di fantozziana memoria: una cagata pazzesca. Il non averlo visto in versione integrale, inoltre, forse non ha fatto altro che mitigare il giudizio generale; per non parlare dell’aura generale emanata dal programma, che sa di programmato a tavolino in modo neanche troppo velato.

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Mag
29th

X-Factor, avevo visto giusto

Postato da Kobayashi in: Autoreferenzialità, Musica, TV | Commenta!

X Factor Logo Non era stata una vera e propria profezia, anche perché all’epoca si era solo agli albori di questa nuova (almeno qui in Italia) trasmissione televisiva e non si sapeva bene se un esperimento musicale di questo tipo potesse funzionare dignitosamente o se sarebbe naufragato in direzione di qualcosa di più simile agli Amici di Maria de Filippi o, peggio ancora (per dire il livello…), a quell’accozzaglia indegna di cinque improbabili pseudo-lolite che rispondono (o meglio rispondevano, dato che il loro ricordo è tenuto vivo solo negli annali del teletrash italiano) al nome di Lollipop.

C’è a chi piace e a chi non piace, e sarebbe ben strano se non fosse così: ma X-Factor, appena conclusosi, personalmente parlando si è dimostrato un discreto prodotto televisivo. Non troppo premiato dagli ascolti forse, e partito pure un po’ in sordina, il programma ha pagato probabilmente alcune scelte azzardate e discutibili: per prima cosa la dubbia credibilità e lo scarso polso di Francesco Facchinetti (sicuramente meglio negli inserti quotidiani che nella diretta serale), ma soprattutto l’invadente onnipresenza di Simona Ventura, stavolta non si sa a quale titolo (musicale) nell’inedita veste di giudice anziché di conduttrice.

Spazzando via ogni ragionevole pronostico, tuttavia, hanno vinto gli Aram Quartet, aggiudicandosi in premio un sostanzioso contratto discografico da 300mila € per la produzione e la promozione del loro primo album: grazie a loro posso dire di averci visto giusto, almeno per una volta. Si è vista - finalmente! - una gara/reality dove ragazzine adolescenti e urlanti non inficiano il risultato finale premiando il belloccio di turno, ma tutto sommato viene riconosciuta la qualità e la bravura dell’artista: o per meglio dire degli artisti, dato che in questo caso si tratta di un gruppo vocale - certamente atipico (e infatti i pronostici non sono quasi mai stati dalla loro parte, nonostante non abbiano rischiato l’eliminazione nemmeno una volta) ma sicuramente meritevole di questa chance che è stata offerta loro.
In omaggio alla mia lungimiranza (e modestia..) ecco il video della proclamazione finale.

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Mag
28th

CheBanca!

Postato da Kobayashi in: Pubblicità, TV | Commenta!

CheBanca! - LogoNon è nata che da poche settimane ma già la odio, irrazionalmente parlando: colpa forse dell’insopportabile spot? E poi il fatto che lo ripropongano ogni 15 minuti non penso che aiuti, ecco.

Mag
19th

Parole in libertà

Postato da Kobayashi in: Calcio, Curiosità, Inter, Serie A, TV, Video | Commenta!

Scenetta atipica davanti agli spogliatoi del Tardini dopo Parma-Inter: l’interista Dejan Stankovic, fradicio di pioggia e di gioia dopo la vittoria che ha consegnato lo scudetto all’Inter, viene intercettato in diretta TV dall’inviato di Sky Stefano De Grandis per le rituali interviste del dopo-partita (al minuto 7:05 del video –> in caso di problemi di visualizzazione, il video lo trovate anche qui)

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De Grandis: “Vuoi fare i complimenti a Ibrahimovic? Mi sembra che sia…”
(Stankovic non lo lascia finire, e parte con la risposta)
Stankovic: Grande, grande, grande zingaro! Cioè, fuori due mesi senza giocare, senza allenarsi bene…è fenomeno, è uscita la sua qualità”

Apr
21st

Studio (poco) Aperto

Postato da Kobayashi in: Media, Riflessioni, TV | Commenta!

Studio Aperto - LogoAppena visto su Italia 1, Studio Aperto edizione delle ore 18.30: nella cronaca nazionale uno dei servizi di apertura racconta del brutto episodio accaduto a Genova, dove un’anziana signora di 62 anni è stata aggredita in pieno centro durante un tentativo di scippo da parte di due rapinatori ancora non identificati a bordo di uno scooter, i quali dopo averla fatta cadere rovinosamente a terra sono fuggiti per le vie della città.

Nulla di strano fin qui (purtroppo episodi del genere sono ormai all’ordine del giorno), se non fosse che nonostante l’insistenza del cronista sul fatto che le ricerche siano ancora senza esito non essendo note né l’esatta dinamica dell’accaduto né l’identità dei malviventi, l’immagine a supporto del servizio (poco prima della metà del TG) si focalizzi più di una volta su riprese di extracomunitari - per lo più di colore - in stato di sopravvenuto arresto o nell’atto di discutere con esponenti delle forze dell’ordine. In una di queste scene si vede inquadrato quasi in primo piano un uomo di colore in procinto di essere caricato su una camionetta della Polizia, con buona pace del suo diritto alla privacy.

Il tutto nel solco di una serie di servizi consecutivi dedicati alla sicurezza e subdolamente legati da un crescente senso di razzismo strisciante, che emerge non solo dalle parole e dalle immagini mostrate ma soprattutto dall’atteggiamento fintamente sopra le parti dei vari autori/giornalisti. Se questa è informazione…

Mar
18th

X Factor, peccato perché…

Postato da Kobayashi in: TV | 1 Commento

X Factor Logo …poteva essere un discreto programma. L’idea non è particolarmente originale: un gruppo di cantanti, divisi in 3 sezioni (solisti 16-24 anni, solisti 25+ e gruppi vocali - sullo stile dei Neri Per Caso, per intenderci, anche se non necessariamente tutto “a cappella”), si sfidano settimanalmente preparando un brano per ogni puntata (il lunedì sera sui Rai2), vivendo per tutto il periodo della preparazione sotto l’occhio vigile delle onnipresenti telecamere. Una specie di reality/talent show canoro, insomma, con le solite esibizioni dal vivo, l’immancabile confessionale e le consuete eliminazioni di rito.

Eppure manca qualcosa: i cantanti generalmente non si insultano tra di loro, non smaniano per un’inquadratura in più rispetto ai loro concorrenti, tranne qualche mina vagante non si ritengono superiori al giudizio dei loro insegnanti. E allora come si fa a fare ascolti alti, per di più contro la corazzata trash del Grande Fratello che imperversa in contemporanea su Canale5? Maria de Filippi docet: facendo litigare i “giudici” di gara. Ogni categoria di cantanti è associata infatti ad un referente: Mara Maionchi (sarò ignorante io, ma chi è questa qui?! Grande produttrice, dicono dalla regia..) per i 16-24, Morgan (sì, quello dei Bluvertigo) per i gruppi vocali e nientepopòdimenoche Simona Ventura per i 25+.

Niente di più semplice: ad un insieme di giovani artisti apparentemente rispettosi delle regole del programma e delle più elementari norme dell’educazione e del buon senso, non restava che contrapporre tre giudici che non c’entrano niente tra di loro e che definire partigiani è dire poco. La Maionchi nella parte di quella “voi non sapete chi sono io”; Morgan nella parte del musicista a tutti i costi colto e fuori dal giro del commerciale; la Ventura, indegnamente (s)vestita con un tendaggio da salotto, nella parte della paladina indefessa del genere pop (nel senso di popolare - concetto che cerca di far passare ripetendolo più o meno un centinaio di volte). E giù applausi. Dimenticavo: conduce Francesco Facchinetti. O meglio: “conduce” è una parola grossa, diciamo che cerca alla meno peggio di non farsi stritolare da quel Cerbero seduto nella postazione della giuria.
Ogni esibizione, insomma, è trasformata in confusa gazzarra di opinioni e attacchi frontali, con il capo-categoria di turno che si compiace amabilmente del cantante del proprio settore mentre gli altri due giudici, senza neanche troppi giri di parole, esprimono il loro scetticismo con frecciatine “che neanche alle scuole medie”.

Peccato, dicevo, perché stavolta si era intravisto qualcoso di nuovo lì sul palco, e non le solite esibizioni vuote e impersonali di altri programmi simili. Un esempio da ieri sera, gli Aram Quartet della categoria dei gruppi vocali (probabilmente l’intuizione migliore del programma):

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Feb
18th

GuantanAmici

Postato da Kobayashi in: TV | Commenta!

Lo confesso, ci sono cascato. Dopo inenarrabili pressioni psicologiche, dopo serate con amiche che non fanno altro che esaltare la bravura di Pinco o la bellezza di Pallino, dopo richieste allucinanti (”ti pregoooooo, me lo registri che non riesco a guardarlo in diretta? Ma registramelo dall’inizio, che non posso perdermene nemmeno un minuto - come se di solito registrassi i programmi da metà in poi) ho ceduto all’effetto-gregge e, galeotta una delle suddette sessioni di registrazione (rigorosamente manuali, per non rischiare la possibile ira funesta causata dall’errata programmazione del timer), mi sono soffermato su questo supposto cult della programmazione domenicale che risponde al (tendenzioso) nome di Amici di Maria de Filippi.

Sintonizzo il canale, mi assicuro la prosecuzione delle mie amicizie femminili controllando accuratamente la videocassetta, clicco finalmente il tasto REC e mi ritrovo quindi catapultato in un regime anarchico-dittatoriale travestito neanche troppo accuratamente da talent show televisivo.

(more…)

Feb
2nd

La7 e la “buona TV”

Postato da Kobayashi in: TV, Teatro | Commenta!

Chi l’ha detto che non esiste più la TV di qualità? Si trova in stato di agonia, come non accorgersene. Sepolta sotto le macerie del trash, soffocata da talk-show che non fanno più fede neanche al loro stesso nome, presa in giro da programmi mal congegnati e realizzati ancora peggio (ma evidentemente con un discreto seguito di pubblico, altrimenti non si spiegherebbe la loro permanenza in video). Ma non è morta.

Marco PaoliniNon ancora, almeno stando a quanto visto ieri sera su La7 alle 21.30: una serata-evento con l’ultimo spettacolo di Marco Paolini, Album d’aprile, in diretta (ebbene sì!) da Cortemaggiore (PC). Certo, quello stesso Paolini che aveva commosso e sdegnato l’Italia con il suo teatro-racconto di Vajont, 9 ottobre ‘63, dedicato al tristemente celebre disastro ambientale italiano; e sì, quello stesso Paolini che aveva incollato allo schermo televisivo centinaia di migliaia di spettatori narrando la storia de Il Sergente, un viaggio nella memoria ispirato al libro Il sergente nella neve di Rigoni Stern. Come dire: si andava sul sicuro.

Eppure ogni volta il cosiddetto teatro civico di Paolini stupisce: mai uguale a sé stesso, capace di passare con disinvoltura dal comico al drammatico, è in grado di far ridere e riflettere nel breve giro di alcune frasi, e di raccontare l’Italia che fu con poche pennellate di “colore verbale”. E poi non dimentichiamoci un aspetto fondamentale, quello della diretta continua: oltre due ore di spettacolo senza una sola interruzione pubblicitaria, segno che la qualità a volte può (e dovrebbe) essere premiata anche a scapito del guadagno economico. Non tanto per principio, ma per rispetto al telespetttore.

Anche se fa riflettere che un simile esempio di ”buona TV” altro non sia che la semplice ripresa di un evento teatrale trasmesso sullo piccolo schermo con qualche stacco di montaggio in aggiunta, resta il fatto che da questo punto di vista La7 si confermi una rete ammirevole, ed è un peccato che nel panorama televisivo italico sia così relativamente piccola e debole rispetto alla concorrenza: Mediaset e soprattutto la Rai non farebbero infatti cosa sgradita ogni tanto nell’andare da lei a lezioni di umiltà e coraggio.


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