
(dal Corriere.it)

(dal Corriere.it)
Scenetta atipica davanti agli spogliatoi del Tardini dopo Parma-Inter: l’interista Dejan Stankovic, fradicio di pioggia e di gioia dopo la vittoria che ha consegnato lo scudetto all’Inter, viene intercettato in diretta TV dall’inviato di Sky Stefano De Grandis per le rituali interviste del dopo-partita (al minuto 7:05 del video –> in caso di problemi di visualizzazione, il video lo trovate anche qui)
De Grandis: “Vuoi fare i complimenti a Ibrahimovic? Mi sembra che sia…”
(Stankovic non lo lascia finire, e parte con la risposta)
Stankovic: Grande, grande, grande zingaro! Cioè, fuori due mesi senza giocare, senza allenarsi bene…è fenomeno, è uscita la sua qualità”
L’anno 1 d.M. (dopo Moggi) poteva essere l’anno della rinascita del calcio, e invece le macerie di Calciopoli (nome squallido almeno quanto la vicenda che rappresenta) continuano ad ostacolare lo svolgimento sereno del campionato di Serie A. Errori macroscopici si susseguono partita dopo partita, e nei ritrovi delle tifoserie divampano le polemiche sulla classe arbitrale, alla quale finora non sembra aver giovato la guida sapiente di Pierluigi Collina, per molto tempo considerato il miglior arbitro del mondo. L’attuale designatore, infatti, pare non essere ancora riuscito a portare nell’ambiente quella ventata di esperienza e tranquillità che ha sempre dimostrato ai tempi della sua attività e che ci si aspettava avrebbe trasferito alla nuova, ancora inesperta e fragile compagine di fischietti nostrani.
Ma forse sta proprio qui il problema, aldilà delle tesi più o meno complottistiche che si possono reperire in giro per il Web e nei cosiddetti “salotti buoni” dell’opinionismo televisivo: questa classe arbitrale è nuova, ancora inesperta e fragile.
Nuova, perché il processo al sistema Moggi ha portato - direttamente o indirettamente - all’allontanamento di alcuni arbitri di vecchia data che sono stati sostituiti da giovani di belle speranze ma che, proprio per questo, non possono ancora dirsi pronti al palcoscenico del grande calcio.
Ancora inesperta, perché è palese che il mondo della Serie A sia tutta un’altra cosa rispetto ai campionati di serie minori a livello di pressioni, di attese, di antagonismo, di interessi in gioco.
Fragile, perché la nomea ricevuta in eredità dalla precedente gestione arbitrale pesa come un enorme macigno sulla credibilità dell’intera categoria e grava quasi totalmente sulle spalle di questo manipolo di pur volenterosi uomini che, ogni domenica, permettono con il loro complicatissimo ruolo lo svolgimento del gioco più bello del mondo.
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