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Kobayashi Blog
Mag
29th

X-Factor, avevo visto giusto

Postato da Kobayashi in: Autoreferenzialità, Musica, TV | Commenta!

X Factor Logo Non era stata una vera e propria profezia, anche perché all’epoca si era solo agli albori di questa nuova (almeno qui in Italia) trasmissione televisiva e non si sapeva bene se un esperimento musicale di questo tipo potesse funzionare dignitosamente o se sarebbe naufragato in direzione di qualcosa di più simile agli Amici di Maria de Filippi o, peggio ancora (per dire il livello…), a quell’accozzaglia indegna di cinque improbabili pseudo-lolite che rispondono (o meglio rispondevano, dato che il loro ricordo è tenuto vivo solo negli annali del teletrash italiano) al nome di Lollipop.

C’è a chi piace e a chi non piace, e sarebbe ben strano se non fosse così: ma X-Factor, appena conclusosi, personalmente parlando si è dimostrato un discreto prodotto televisivo. Non troppo premiato dagli ascolti forse, e partito pure un po’ in sordina, il programma ha pagato probabilmente alcune scelte azzardate e discutibili: per prima cosa la dubbia credibilità e lo scarso polso di Francesco Facchinetti (sicuramente meglio negli inserti quotidiani che nella diretta serale), ma soprattutto l’invadente onnipresenza di Simona Ventura, stavolta non si sa a quale titolo (musicale) nell’inedita veste di giudice anziché di conduttrice.

Spazzando via ogni ragionevole pronostico, tuttavia, hanno vinto gli Aram Quartet, aggiudicandosi in premio un sostanzioso contratto discografico da 300mila € per la produzione e la promozione del loro primo album: grazie a loro posso dire di averci visto giusto, almeno per una volta. Si è vista - finalmente! - una gara/reality dove ragazzine adolescenti e urlanti non inficiano il risultato finale premiando il belloccio di turno, ma tutto sommato viene riconosciuta la qualità e la bravura dell’artista: o per meglio dire degli artisti, dato che in questo caso si tratta di un gruppo vocale - certamente atipico (e infatti i pronostici non sono quasi mai stati dalla loro parte, nonostante non abbiano rischiato l’eliminazione nemmeno una volta) ma sicuramente meritevole di questa chance che è stata offerta loro.
In omaggio alla mia lungimiranza (e modestia..) ecco il video della proclamazione finale.

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Mar
18th

X Factor, peccato perché…

Postato da Kobayashi in: TV | 1 Commento

X Factor Logo …poteva essere un discreto programma. L’idea non è particolarmente originale: un gruppo di cantanti, divisi in 3 sezioni (solisti 16-24 anni, solisti 25+ e gruppi vocali - sullo stile dei Neri Per Caso, per intenderci, anche se non necessariamente tutto “a cappella”), si sfidano settimanalmente preparando un brano per ogni puntata (il lunedì sera sui Rai2), vivendo per tutto il periodo della preparazione sotto l’occhio vigile delle onnipresenti telecamere. Una specie di reality/talent show canoro, insomma, con le solite esibizioni dal vivo, l’immancabile confessionale e le consuete eliminazioni di rito.

Eppure manca qualcosa: i cantanti generalmente non si insultano tra di loro, non smaniano per un’inquadratura in più rispetto ai loro concorrenti, tranne qualche mina vagante non si ritengono superiori al giudizio dei loro insegnanti. E allora come si fa a fare ascolti alti, per di più contro la corazzata trash del Grande Fratello che imperversa in contemporanea su Canale5? Maria de Filippi docet: facendo litigare i “giudici” di gara. Ogni categoria di cantanti è associata infatti ad un referente: Mara Maionchi (sarò ignorante io, ma chi è questa qui?! Grande produttrice, dicono dalla regia..) per i 16-24, Morgan (sì, quello dei Bluvertigo) per i gruppi vocali e nientepopòdimenoche Simona Ventura per i 25+.

Niente di più semplice: ad un insieme di giovani artisti apparentemente rispettosi delle regole del programma e delle più elementari norme dell’educazione e del buon senso, non restava che contrapporre tre giudici che non c’entrano niente tra di loro e che definire partigiani è dire poco. La Maionchi nella parte di quella “voi non sapete chi sono io”; Morgan nella parte del musicista a tutti i costi colto e fuori dal giro del commerciale; la Ventura, indegnamente (s)vestita con un tendaggio da salotto, nella parte della paladina indefessa del genere pop (nel senso di popolare - concetto che cerca di far passare ripetendolo più o meno un centinaio di volte). E giù applausi. Dimenticavo: conduce Francesco Facchinetti. O meglio: “conduce” è una parola grossa, diciamo che cerca alla meno peggio di non farsi stritolare da quel Cerbero seduto nella postazione della giuria.
Ogni esibizione, insomma, è trasformata in confusa gazzarra di opinioni e attacchi frontali, con il capo-categoria di turno che si compiace amabilmente del cantante del proprio settore mentre gli altri due giudici, senza neanche troppi giri di parole, esprimono il loro scetticismo con frecciatine “che neanche alle scuole medie”.

Peccato, dicevo, perché stavolta si era intravisto qualcoso di nuovo lì sul palco, e non le solite esibizioni vuote e impersonali di altri programmi simili. Un esempio da ieri sera, gli Aram Quartet della categoria dei gruppi vocali (probabilmente l’intuizione migliore del programma):

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